Se il datore di lavoro costringe un proprio dipendente, o un aspirante dipendente, ad accettare condizioni di lavoro contrarie alla legge o peggiorative della propria condizione lavorativa, commette il reato di estorsione?
Sul punto è intervenuta la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione che, con la Sentenza N. 2748/2023, ha chiarito, con molta precisione, quando la condotta del datore di lavoro assume rilevanza penale.
Il delitto di estorsione è previsto all’art. 629 del codice penale e punisce la condotta di chiunque, con violenza o minaccia, costringa qualcuno a fare o a tollerare qualcosa, procurando a sé stesso un profitto con un danno all’altrui persona. Quindi, gli elementi costitutivi di tale reato sono la violenza o la minaccia, la costrizione, il profitto e il danno.
Per comprendere il discrimen tra la condotta penalmente rilevante del datore di lavoro e quella meramente “opportunistica”, cioè quella condotta volta all’ottenimento del maggior vantaggio, la Suprema Corte opera una distinzione tra rapporto di lavoro già in essere e rapporto di lavoro non ancora iniziato (cioè in fase di assunzione).
Immaginiamo che durante un colloquio di lavoro, quindi in fase di assunzione, il potenziale datore di lavoro offra all’aspirante lavoratore delle condizioni particolarmente svantaggiose, il cui rifiuto, come conseguenza, comporterà la mancata assunzione. Tale condotta, sicuramente deprecabile, ad avviso della Corte di Cassazione non è tuttavia idonea ad integrare il reato ex art 629 c.p. di estorsione, poiché tale condotta difetta dell’elemento costitutivo della minaccia.
Infatti, l’aspirante lavoratore non gode di un diritto predeterminato ad essere assunto a determinate condizioni. Ciò significa che il potenziale datore di lavoro potrà proporre le proprie condizioni e che l’aspirante lavoratore non è costretto a doverle accettare. Pertanto, mancando la minaccia, la costrizione, il profitto ed il danno non può dirsi integrata la condotta estorsiva.
Totalmente diverso, invece, è il caso in cui il rapporto di lavoro sia già in essere. Pertanto, se il datore di lavoro pone delle condizioni peggiorative al proprio dipendente, pena il licenziamento, il reato di estorsione può dirsi pienamente commesso poiché risultano presenti tutti gli elementi costitutivi della fattispecie penale.
Non appare superfluo ribadire che la Suprema Corte di Cassazione interviene a chiarire la portata penale della condotta del datore di lavoro. Ciò non toglie che determinati comportamenti della parte datoriale, ancorché in fase di assunzione, quindi prima dell’instaurazione del rapporto di lavoro, potranno anche essere indifferenti per la magistratura penale ma sicuramente rappresentano condotte censurabili in altre sedi.







